Presìdi

2015/2017 Baobab Experience – Cronistoria

Dal 2015 abbiamo subìto in totale 18 sgomberi, perquisizioni e identificazioni in cui abbiamo perso donazioni, beni di prima necessità, documenti e importanti effetti personali dei migranti, ma non abbiamo perso il senso di necessità di ricostruire un punto di accoglienza e di  orientamento per persone, ragazzi, famiglie con bambini, o minori non accompagnati che arrivano già provati da viaggi infernali in una metropoli inospitale e impreparata alle loro necessità.

Giugno 2015 – Centro Baobab –  Il primo intervento dei volontari, cittadini qualunque di buona volontà, avviene a via Cupa n° 5, a Roma, nell’Ex Centro Baobab, dal 2004 punto di riferimento di tanti migranti, sostenuto e poi abbandonato dal Comune di Roma. Dopo lo sgombero della Baraccopoli a Ponte Mammolo, i migranti che arrivano al Centro sono circa il triplo della capienza massima ma ci si rimbocca le maniche e si trova pasti e vestiti per 200/500 persone al giorno. E’ un piccolo miracolo vedere le persone agire spontaneamente chiamate dal loro senso civico e dai loro valori di solidarietà ma è’ già arrivato il freddo quando la polizia sgombera migranti e volontari dal centro e li lascia in strada. Viene allestito il primo presidio che durante l’inverno si dimostra l’unico punto di riferimento utile per i migranti in arrivo a Roma.

Maggio 2016 –  Via Cupa, 5 – Nonostante le mille promesse delle Istituzioni, sentiamo ancora fortemente necessaria la nostra attività sul territorio e così all’inizio dell’anno costituiamo l’Associazione “Baobab Experience”. Infatti, passato l’inverno, spuntano le prime tende nella stessa via Cupa, le attività di volontariato proseguono nonostante le difficoltà oggettive della vita di strada cui sono costrette centinaia di persone. Dal giugno 2015 sono 53 mila i migranti che sono passati per il Centro Baobab. Il 95% sono transitanti, non vogliono restare in Italia, vogliono andare, per la maggior parte, nel Nord Europa.

Settembre 2016 –  Piazzale Spadolini –   Arrivano di nuovo i blindati della polizia su cui vengono caricati i migranti, i beni buttati, i volontari sparpagliati. Dopo aver girato per il quartiere braccati dai blindati della polizia, migranti e volontari trovano un’isola di pace a Piazzale Spadolini, sul versante est della Stazione Tiburtina. Il 27 Aprile 2017, le forze dell’ordine eseguono lo sgombero anche di questo presidio, operazione accelerata dalla concomitante apertura dei nuovissimi uffici del gruppo BNL-Parisbas.

Giugno 2017 – Piazzale Maslax  – I migranti si ritrovano in un parcheggio abbandonato dietro la lussuosa Hub della Stazione Tiburtina. I volontari e la rete di Associazioni allestiscono il campo alla meglio con le donazioni dei cittadini ma la necessità e la virtù non fermano il penultimo sgombero: la Questura, insieme alla polizia municipale e all’AMA, distrugge tutto ciò che c’è al presidio: tende, effetti personali dei migranti (compresi documenti, soldi, foto e ricordi personali), gazebi, armadietti, sedie, tavolini, gli striscioni “Refugees Welcome” e “Unione di tutti i popoli”. Un vero proprio accanimento, per di più fuori legge in assenza di un’istanza di sgombero firmata da un magistrato. La sera stessa di martedì siamo rientrati nel piazzale e abbiamo iniziato a ricostruire il presidio nonostante la minaccia costante di sgombero. Sgombero che arriva puntuale il 19 giugno, quando dopo aver fatto portare via tutto ciò che c’era nel parcheggio, Ferrovie dello Stato su sollecitazione della prefettura, ne blocca l’accesso con cinque barriere di cemento armato dette “New Jersey”.

Baobab Experience resiste nonostante nuove barriere. 

Storia di MASLAX – Il sistema di Dublino e la “slow life” dei Centri di Accoglienza Straordinari che depersonalizza e uccide

L’attuale presidio di Baobab Experience si trova in Pizzale Maslax: sulle mappe non esiste ma abbiamo deciso di ribattezzare da subito quel pezzo di asfalto, per ricordare un nostro amico, la cui storia è diventata tristemente simbolica del girone infernale dei rifugiati che arrivano in Europa. Si chiamava Maslax Maxamed, veniva dalla Somalia e aveva 19 anni quando è morto. E’ arrivato la prima volta in via Cupa confuso, disorientato ma ancora pieno di speranza. A Ottobre del 2016 era riuscito ad arrivare a Bruxelles insieme a un amico sudanese. Lì, aveva riabbracciato la sorella, partita anni prima. A fine Gennaio, però, è stato rispedito a Roma dalla polizia belga in linea con il Sistema di Dublino, l’accordo europeo che prevede che il migrante che arriva in Europa sia costretto a fare domanda di asilo nel primo paese in cui arriva. Trasferito al CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) di Pomezia, ci scriveva, ci chiedeva di andarlo a trovare o a prenderlo per andare a Roma. Ci parlava della “vita lenta” al centro, della mancanza di stimoli e di vera accoglienza. Per questo ogni tanto capitava di vederlo passare a Piazzale Spadolini per salutarci e stare un po’ con noi al presidio, soprattutto nelle ore della cena, quando diventiamo tanti.  Dopo il distacco dalla sorella e l’abbandono nel CAS, Maslax non era più lo stesso: di fatto avrebbe preferito dormire in una tenda sul marciapiede piuttosto che tornare a Pomezia perché al presidio trovava quell’umanità che al CAS mancava, le interazioni alla pari, i rapporti umani. Poi il 16 Marzo abbiamo ricevuto la notizia: Maslax si è tolto la vita in un parco pubblico a Pomezia.

A chi imputare questo gesto?

Ciò che vediamo è che più del 77% dei richiedenti asilo in Italia sono “ospitati” all’interno di centri individuati dalla prefettura, denominati “straordinari”: in questi centri manca qualsiasi supporto ai migranti, dall’informazione legale ai mediatori culturali. Mancanze di uno Stato che non riesce ad affrontare un fenomeno strutturale, continuando a farsi scudo con soluzioni improvvisate e frettolose, chiamate “emergenza” e basate solo sull’uso delle forze di polizia. Abbiamo bisogno di visioni di lungo termine e di ricordare che le Istituzioni non sono solo entità adibite al controllo ma forze sociali che dovrebbero favorire la convivenza ed eliminare le disuguaglianze.

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