L’Unità familiare e i diritti del fanciullo: fare diritto

***Nuova sentenza del Tribunale di Roma: un altro dei tanti casi in cui non avrebbe dovuto essere necessario arrivare davanti a un giudice***

La nostra assistita è una donna di cittadinanza marocchina, che vive in Italia dal 2017, assieme al marito e a 4 figli, la più piccola affetta da una rara malattia genetica.

Oltre a prendersi cura della bambina di cinque anni, bisognosa di continue cure e assistenza, e seguire la crescita e il percorso scolastico di tutti i figli, si sta impegnando in un percorso professionalizzante nel settore della ristorazione.

Eppure la Questura di Roma, in linea con il parere della Commissione Territoriale di Roma, decide di negarle inspiegabilmente la protezione speciale e il permesso di soggiorno.

Il Questore decide cioè di emanare un irragionevole quanto ineseguibile rifiuto: come se si potesse anche solo pensare di rimpatriare chi, dopo un lungo cammino di integrazione e inserimento sociale, vive in Italia in un contesto (finalmente) pacifico e di tutela dei diritti fondamentali.

Sono serviti i nostri avvocati per ricordare che la donna e la sua famiglia sono stati costretti a lasciare il Marocco alla volta della Libia, a causa della forte persecuzione subita dalla popolazione di etnia berbera alla quale appartengono e poi, dopo decenni, la Libia alla volta dell’Italia per la condizione di conflitto a cui è succeduta una perdurante situazione di instabilità e violenza generalizzata.

È stato necessario coinvolgere un giudice per stabilire che tanto in Marocco quanto in Libia, l’accesso alle cure mediche, indispensabili alla minore, sarebbe fortemente compromesso, se non precluso, dalla fragilità di entrambi i sistemi sanitari, messi in ginocchio dalla crisi pandemica.

È stato necessario arrivare in Tribunale perché fosse considerato il grave pregiudizio che la famiglia avrebbe nel perdere in Italia il riferimento materno o nel dover seguire la madre in Marocco, in un contesto che resta discriminatorio e che è ormai estraneo, senza nessun legame e punto di riferimento.

È stata necessaria una sentenza per far valere il diritto all’unità familiare e i principi sanciti dalla Convenzione di New York che stabilisce che l’interesse del fanciullo debba essere una considerazione sempre preminente.

Festeggiamo, sì, ma il giorno in cui potremo cantare vittoria sarà il giorno in cui non sarà più necessario ribadire le ovvietà.

#dirittideibambini#dirittidellinfanzia#LegalAid

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Il testo della sentenza è consultabile su https://www.meltingpot.org/Protezione-speciale-al…

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