“Nuove” rotte

Trova le differenze.

Am. Ad. M. P. S. sono fuggiti dall’Iran 3 anni fa. Sono arrivati a Roma ieri, nascosti in un container di un camion, partito dalla Grecia alla volta dell’Italia, attraversando Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia.

Introdotti furtivamente nella cella frigorifera o pagando migliaia di euro a quello che oramai è un cartello della tratta di esseri umani, affidandosi al caso o alla buona sorte, senza niente più da perdere e tutto da riconquistare.

La loro prima immagine dell’Europa è quella di un deposito alla periferia della capitale italiana.Ci sono storie a cui si farebbe fatica a credere, se non fosse che si ripetono, da migrante a migrante, arrivo dopo arrivo, con variazioni sul tema sempre più raccapriccianti.

L. è una bambina di due anni. Giocava sul pavimento gelido di Piazzale Spadolini, apparentemente spensierata e protetta in una dimensione irreale dove Etiopia e Italia sono in perfetta continuità, territoriale e culturale, senza barriere e ostacoli. L., la sua sorellina nata in Libia, nei 4 anni di permanenza in un centro detentivo (uno dei pochi tracciati e riconosciuti) e i loro genitori sono partiti due giorni fa per Ventimiglia, dopo una notte al caldo in un piccolo albergo della Capitale, offerto dalla Roma solidale, come unica risposta all’abbandono e al sommerso.

Ad attenderli i volontari della Caritas Intemelia, attenzionati dagli attivisti di Baobab Experience e in coordinamento per la presa in carico.I passaggi sicuri sono possibili e rappresentano la sola concreta gestione di un fenomeno (non un problema) che è naturale e fisiologico (non emergenziale e patologico): quello della migrazione. Non praticarli significa abbandonare donne, uomini e bambini alla tratta e alla rete di trafficanti e facilitatori, italiani e stranieri, che dalla Sicilia a Ventimiglia, dall’Afghanistan alla Francia, lucrano sulla vita degli esseri umani, in un sistema criminale sempre più capillare e ramificato.

Eppure si continua a restare politicamente inerti e a criminalizzare la solidarietà, quasi a voler lasciar terreno libero alla VERA illegalità e malavita in uno dei più grandi mercati mondiali, quello della speranza di una vita migliore, svenduta al peggior offerente: l’unico.Foto di un attivista Baobab, scattate al Presidio Baobab Experience.

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