Nel frattempo…
quasi inosservata, è stata inaugurata la Missione UE #Irini nel Mediterraneo centrale, con l’obiettivo principale di vigilare sul rispetto dell’embargo ONU all’invio di armi nel Paese, in particolare di quelle provenienti da Ankara.
Il Governo di Tripoli è (finalmente) sotto accusa da parte dell’Unione Europea, ma non per quei trafficanti in divisa libica e il loro doppio gioco di falsi soccorritori e impuniti carnefici. La macchia di Fayez al-Sarraj è di aver accettato da Ankara veicoli, attrezzature e armi per operazioni militari in cambio di una bandierina turca sullo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi, soprattutto nelle contese acque territoriali attorno a Cipro.
Per il resto,
> le navi europee si terranno alla larga dall’area marittima a est della Libia: NON pattuglieranno -vade retro pull factor – le rotte battute dai trafficanti, che continueranno a essere vigilate dai trafficanti stessi
> prosegue il finanziamento alla Guardia Costiera libica e, dunque, agli scafisti e aguzzini mascherati da alti ufficiali
< i migranti intercettati dalla sedicente Guardia Costiera continueranno a essere ricondotti nei lager della tortura, dove alle condizioni igienico-sanitarie pessime, alla violenza, al ricatto, oggi si aggiunge il pericolo di una strage per Coronavirus
> quelli, invece, casualmente, soccorsi dalla flotta europea saranno destinati a una Grecia, offertasi volontaria nonostante sia già in piena crisi umanitaria per la disumanità dei campi di Lesbo, Kos e Samos
Da Sophia e Irini, cambia un nome perché nulla cambi
NOI aspettiamo Josephine
Immagine: scatto di Open Arms durante il salvataggio di Josephine, luglio 2018