#lesvoscalling

Decine di migliaia di profughi si stanno riversando al confine tra Turchia e Grecia nel tentativo di trovare rifugio nell’Unione Europea. La cieca violenza delle forze dell’ordine greche nei respingimenti collettivi sta provocando le prime vittime. Il diritto d’asilo, un diritto umano fondamentale, già nella prassi umiliato e pregiudicato, ora è formalmente sospeso. Migranti, attivisti, volontari, reporter e giornalisti sono minacciati, vessati e picchiati da gruppi organizzati di estrema destra, senza che nessuno intervenga a loro difesa.

La situazione sembra essere esplosa nelle ultime ore ma l’ordigno era pronto a innescarsi da settimane, mesi, anni.

Facciamo un passo indietro, anzi due. È sufficiente ripercorrere a ritroso il viaggio disperato di un migrante: dall’Unione Europea, chiusa ermeticamente in una imbarazzante strategia di esternalizzazione delle frontiere, da una cortina di respingimenti, espulsioni e sistematiche e brutali violazioni dei diritti umani risaliamo alla Turchia, che in cambio di 6 miliardi di euro europei si è impegnata fino a qualche giorno fa a “rafforzare” il confine sud-occidentale dell’UE, di fatto trattenendo sul suolo nazionale 3.6 milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla fame e a fare per noi il lavoro sporco di contenimento dei flussi. Un altro passo indietro, che per un profugo sono migliaia di km percorsi, e siamo in Siria, teatro di una escalation di violenza e morte per una guerra civile annosa, da tempo internazionalizzata ma rispetto alla quale l’Europa è colpevolmente immobile, da sempre divisa e incapace di affermarsi come attore di stabilizzazione; siamo in Iraq o in Afghanistan, paesi distrutti da interventi tanto devastanti quanto interessati di una Comunità Internazionale che c’è solo quando conviene.

I migranti sono un’arma di ricatto e trattativa, merce di scambio: barattati da Erdogan per ottenere il rispetto dell’accordo economico siglato con l’Ue nel 2016 e un appoggio nel suo intervento nel conflitto siriano; usati dall’Europa come merce non desiderata e da smaltire altrove, un’Europa che preferisce pagare e non vedere, anche dittatori e trafficanti, pur di non immaginare una politica migratoria realizzabile, sostenibile, condivisa, umana. Sono materiale umano contro cui accanirsi e non soggetti di diritto, ai quali riconoscere la dovuta protezione. I soli interessi sono quelli dell’industria della sicurezza, per la quale la frontiera è un mercato su cui fare profitti a spese di uomini, donne e bambini.

Chiediamo all’Europa di spostare l’attenzione e le risorse economiche dalle strategie fallimentari e dolose di contenimento e respingimento dei migranti a quelle risolutive e degne dei corridoi umanitari e dei progetti di accoglienza e integrazione

Chiediamo all’Europa di immaginare e immaginarsi diversamente, di imparare a prevedere e a gestire cause e conseguenze delle migrazioni, di rendersi protagonista e responsabile, di abbandonare definitivamente gli accordi inefficaci e criminali di contenimento con Libia, Turchia e Croazia e le realtà dei lager oltreconfine, di abbattere i muri e di superare, una volta per tutte, le politiche della deterrenza.

Ci vediamo in piazza https://facebook.com/events/s/lesbos-calling-roma-e-solidale/204454570905459/?ti=as

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