Il sogno di O. finito contro il muro Europa

O. è un ragazzo di 22 anni proveniente da un piccolo villaggio della Palestina.
A 19 anni decide di fuggire in Europa per salvarsi la vita, perché in Cisgiordania o a Gaza è un miracolo solo sopravvivere. Nel 2017 arriva in Germania con un visto pagato oltre 5000 dollari, per il quale si è fortemente indebitato. Da subito però, le grandi speranze riposte nell’Europa cominciano a sgretolarsi: alla richiesta di protezione, la Germania gli ha risposto con un diniego.
La motivazione di infondatezza con cui le commissioni di molti Stati del Nord Europa respingono i richiedenti è tutt’altro che isolata; abbiamo esaminato molti casi di persone provenienti dalla Palestina ma anche da Iraq, Afghanistan, Pakistan nella stessa situazione. Una cattiva prassi, data l’evidente insicurezza dei Paesi d’origine, che facciamo fatica a giustificare.

Dopo due anni di esistenza da fantasma, decide di trasferirsi in Italia sperando di poter ricomporre quel sogno di libertà che si sta frantumando, ma di nuovo trova ostacoli burocratici, ostilità e avvocati senza scrupoli che lo gettano in un limbo giuridico e nel buio psicologico.
A quasi un anno dal suo arrivo nel Bel Paese, O. attende ancora di sapere quale tribunale dovrà decidere se la sua domanda di protezione potrà essere esaminata in Italia e la decisione di un giudice potrebbe arrivare non prima del 2021.

O. fa un lucido bilancio della sua vita fin qui e si proietta nei prossimi due anni senza un documento stabile, senza un lavoro, senza accoglienza e capisce che quel sogno non si può più ricomporre.
Alla nostra interprete ha detto: “mi manca la mia mamma e mi sento molto solo. Voglio tornare a casa. Voglio tornare in Palestina”.

Scegliere di tornare in Palestina, “la prigione a cielo aperto più grande del mondo”, pur di non stare in questa Europa compromessa e indifferente, significa che intorno a noi cresce inesorabile un contesto inumano e privo di diritti di cui O. non è l’unico a pagarne lo scotto: sono tanti i ragazzi e le ragazze, vittime di procedure ingiuste.

Nel frattempo, a malincuore, gli abbiamo comprato il biglietto per tornare a casa. Ci fa male la sua scelta, abbiamo detto e fatto tutto il possibile affinché potesse cambiare idea ma così non è stato.
Non ci rimane altro che prendere atto di cosa sia diventata l’Europa, un continente ostile sempre meno orientato dalla tutela dei diritti umani e rispettare la sua decisione.

Caro O. ti auguriamo il meglio e ci scusiamo per non aver fatto abbastanza, buona vita ragazzo.

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