Storia di M. donna in transito con un figlio in braccio dalla Libia verso una nuova vita.

Immagina uno stupro e poi un altro è un altro ancora.
Scegli peggiore, il più brutale, quello che al di sopra di ogni altro ti ha oltraggiata al punto di farti desiderare di morire.
Immagina che il tuo stupro prenda forma, la tua forma, per prendersi gioco ancora una volta del tuo corpo rispondendo con una nuova vita alla tua morte interiore, proprio in quel ventre violato.
Immagina che il tuo stupro venga alla luce, anche se poca, in spazi angusti dove l’oscurità è forse l’ultima cortesia di quel Dio che porti al collo, per stendere un velo sulle umiliazioni tue e dei tuoi compagni.
Immagina che il tuo stupro abbia improvvisamente occhi per guardarti, bocca per sfamarsi di te, che dipenda dall’amore che sei costretta a nutrire per lui
Immagina di trascinarti dietro quel ricordo in ogni momento, legato a te da stoffe colorate e dalle corde invisibili di un istinto che ti porta a proteggere il frutto aspro del tuo più grande dolore.
Immagina, perché puoi solo immaginarlo, e immagina quanto l’intolleranza degli altri alla tua ostinazione ad esistere, il mare della loro indifferenza e quello che ti divide i due continenti che attraversi, siano niente.
Immagina quanto sia piccolo un uomo qualunque che a tarda sera in una stazione degli autobus ha la presunzione di poter interrompere questo viaggio
Chissà se immagina che la sua arroganza è solo parte di quel niente che resta dietro, tra gli sguardi giudicanti e le parole inutili e tutte le altre cose che non vale la pena di legare alla tua pelle con stoffe colorate.

Ogni giorno arrivano al presidio della Stazione Tiburtina persone che hanno bisogno del nostro supporto. A volte è difficile, a volte è sempre difficile ma basta un abbraccio e il sostegno per l’acquisto di un biglietto del bus perché si possano ricongiungere con i propri cari o arrivare in un luogo sicuro da cui ricominciare.
E’ accaduto ieri che due donne in viaggio verso una meta sicura siano state bloccate dall’autista senza alcuna motivazione valida, solo per il gusto macabro e inaccettabile di rendere ancora più difficile la vita di persone che qualcuno vorrebbe invisibili, o sprofondate nel mare del rancore e dell’odio che ci separa dal nostro essere umani al cento per cento.

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