Contro l’orrore non c’è alternativa: bisogna prendere parte.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”
Così recita l’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata e approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Uno dei punti del preambolo indica che “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo” .

A pochi giorni dall’annivesario di questa autorevole deliberazione viviamo momenti terribili che stanno gettando nell’oblio ogni singola parola di questo trattato. Ogni singolo evento che sta scandendo questi tempi bui, come la morte di Suruwa Jaiteh morto carbonizzato a 18 anni nella piana di Gioia Tauro, terra già tristemente nota per la recente scomparsa di Becky Moses morta nelle stesse tragiche circostanze, è conseguenza diretta delle scelte politiche di una classe dirigente criminale.

Il decreto sicurezza, da poco legge dello stato, in ordine di tempo e anche di merito, è uno dei provvedimenti più pericolosi degli ultimi anni perché affossa quei diritti sacrosanti e insindacabili che sono anche enunciati nella dichiarazione delle Nazioni Unite. Già ne stanno pagando le conseguenze quegli uomini e quelle donne colpevoli di nulla ma già messi ai margini, cacciati dai centri e rifiutati in quanto cittadini di serie B, e destinati a diventare nella testa di qualcuno fantasmi, o peggio ancora strumento di una nuova propaganda di odio.

Qualcuno diceva che verra’ il giorno nel quale questi dannati della terra chiederanno il prezzo per tanto dolore. Perché c’è una colpevole responsabilità che tuttavia dobbiamo avere il coraggio di indicare, per rabbia ma anche per il desiderio di rivalsa. Questa rabbia che non possiamo fare a meno di provare, dobbiamo però saperla indirizzare con strategia e lucidità. Non dobbiamo lasciare soli questi ultimi, mettendo insieme le singole forze che abbiamo. Questa barbarie deve terminare, dobbiamo farci noi garanti di uno spazio di tutela e garanzia di accesso ai diritti, a tutti i costi, monitorando, attivando reti di solidarietà e promuovendo in qualunque modo accoglienza dal basso.

Dobbiamo prenderci cura delle migiaia di persone che nelle prossime ore non avranno più nulla. Percorrere assieme a loro un cammino di riapproprazione dei diritti che hanno perduto e che perderranno.

Non c’è alternativa e ora più che mai bisogna parteggiare per non diventare aridi e morire nell’indifferenza, come una terra incolta che a lungo andare diventa marcia, riarsa.

Foto di Danilo Balducci

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