Contro la retorica populista, conosci il tuo nemico. #apriteiporti #saveisnotacrime

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C’era da aspettarselo: oggi la Lega, con tutti i suoi esponenti, su tutti i mass media, ha calato la carta dei 5 milioni di italiani in povertà. Lo stanno ripetendo come un mantra, provando a creare una contrapposizione con i 150 migranti ancora dentro la nave Diciotti, ancorata al porto di Catania.

La retorica dei 5 milioni di poveri italiani, ai quali nessuna forza politica che ha governato in questi anni di crisi economica ha mai dato risposta, è la reazione più triste e prevedibile che si poteva immaginare da parte di un populista come Salvini. Il ministro sembra non ricordare i numerosi anni in cui il suo partito è stato al potere con Berlusconi, contribuendo a creare la povertà di cui parla.

Gli invisibili autoctoni, stipati nelle fabbriche dove si continua a morire di precarietà, sfrattati dalle case, mendicanti per le strade perché privi di contributi pensionistici che i governi hanno proseguito nel tagliare, sono quanto più di dimenticato nell’agenda istituzionale di qualsivoglia classe dirigente. Lo dicono i fatti, i verbali parlamentari, le dichiarazioni pubbliche di leader politici.

Si tenta ancora una volta di giocare con strumentalizzazioni che offendono tutti noi, cittadini di questo paese che comunque continuano a rimanere nei quartieri, per le strade, nelle nostre città di fronte ai tagli alle spese sociali e ai servizi pubblici.

Vediamo da anni le disugualianze aumentare: in Italia l’1% più ricco ha 240 volte il 20% più povero. Lo dice anche la Boston Consulting Group, non propriamente una banda della sinistra extraparlamentare. (https://www.ilfattoquotidiano.it/…/disuguaglianze-…/3722118/)

Additare il più povero come nemico è una strategia pavida e vigliacca usata da tempo immemore, altro che “governo del cambiamento”. In periodi di crisi economica, la tensione sociale inevitabilmente sale e le forze conservatrici non possono far altro che creare una guerra tra poveri ed evitare che ci sia davvero un cambiamento con un’equa distribuzione della ricchezza.

Non far sbarcare 150 miganti a Catania non risolverà il problema della povertà nel nostro paese, così come non lo farà rimandare i migranti in Libia.

Anche per questo vogliamo ricordare le parole di Marcello, operaio 56enne in provincia di Frenze, che a fine giugno ha ricevuto una lettera di licenziamento dopo 35 anni di lavoro:

“Non ho paura di chi ha il coraggio di venire qua, su una barca, senza nulla, per aggrapparsi agli scogli e cercare una vita migliore. Ho paura dei ricchissimi, che arrivano, sfruttano il mio lavoro, mi prendono tutto e poi mi chiudono lo stabilimento in trenta minuti”

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(http://www.redattoresociale.it/…/L-operaio-licenziato-Non-s…)

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NB: i dati citati dalla Lega sono, inoltre, inesatti.
Tra i 5 milioni di poveri assoluti in Italia indicati nel rapporto ISTAT, sono compresi anche cittadini stranieri residenti in Italia (https://www.istat.it/it/archivio/217650)

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