Le invasioni…barbariche

La vicenda della nave Diciotti e dei suoi 177 rifugiati sequestrati è esemplare di quanto il diritto di rifugio sia messo in scacco da scelte e decisioni di singoli individui che cercano di fermare la storia. Il gioco del Ministro dell’interno è pericoloso e ci riporta indietro nell’epoca delle barbarie, della sopraffazione e della inciviltà giuridica.

Il diritto di rifugio è un concetto giuridico che nasce 70 anni fa e che garantisce e tutela il “diritto di cercare e di godere in altri paesi protezione dalle persecuzioni” ma che ha radici antichissime. Deriva dall’immunità che si acquistava rifugiandosi in un luogo sacro. Una lunga tradizione che parte dai popoli del Mediterraneo e del Medio Oriente, fino ai greci che individuavano in alcuni templi sacri luoghi inviolabili e di rifugio. È un concetto che esprime un senso di “tutela del singolo individuo” contro un altro con potere di poter decidere sulla sua vita e contro il quale nulla potrebbe da solo. Anche durante la seconda guerra mondiale esisteva quella che i giuristi chiamano la diffusa coscienza giuridica dei popoli che hanno sempre tutelato il diritto di rifugio in dedicati luoghi protetti. Ed è proprio in questo contesto che nasce la norma e il diritto connesso d’asilo che noi conosciamo, quello che a livello internazionale è sancito dall’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 decembre 1948): “Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite”

Questa è la storia e ciò che ha generato nel corso dei secoli, diritti internazionali sanciti da organismi sovranazionali. Dunque non solo leggi nazionali ma vincoli internazionali direttamente collegate alla Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Il diritto di rifugio non può essere eluso, non può essere oggetto di ricatto come le persone che tutela.

L’impedimento allo sbarco delle 177 persone e la minaccia del “respingimento” in Libia sono solo la punta dell’Iceberg, che come un macigno rotola giù, frettolosamente affossando diritti fondamentali quali la libertà e la vita.
Il gioco del conflitto con l’Europa è finto, se si considera che in ballo non vi è alcuna norma in via di definizione che possa ambire ad una “distribuzione sistematica” dei richiedenti asilo. In gioco c’è solo il consenso e la crescita del potere politico per vincere le prossime elezioni. Ma non dovremmo soffermarci solo questo, perché appunto è rappresentativo di un contesto che complessivamente riguarda tutto il paese, i migranti e i rifugiati che vi risiedono. Inoltre, se si considera come sono governati i flussi stanziali di chi decide di rimanere in Italia, il dado è tratto. Ovunque sorgono ostacoli alla presentazione della domanda di asilo e sono ormai endemiche le prassi di cattiva accoglienza, che determinano precarietà e disagio e alle quali gli unici a rispondere sono volontari e realtà informali, che rappresentano la forma più estrema di resistenza. Non si può arrestare il dovere di salvare, come non si può calpestare il diritto a salvarsi.

Sulla nave Diciotti, gli ostaggi siamo tutti noi e dobbiamo trovare il modo di rompere le catene della propaganda liberando lo spazio politico, ma anche fisico di quartieri e città, dal razzismo salvaguardando la storia dei diritti e dell’umanità.

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