Per Naima, non lasciamola sola

Per Naima e la sua famiglia una sistemazione più dignitosa, al più presto.

Diverse sono le persone arrivate in Italia in modo sicuro grazie ai programmi di viaggio legali, di reinsediamento e accoglienza in Italia promossi da diversi enti.
I beneficiari sono persone in “condizioni di vulnerabilità” (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) a cui è stato concesso l’ingresso con visto umanitario ed il successivo riconoscimento dello status di rifugiato, dopo una preistruttoria nel paese terzo.

Si tratta di cittadini Siriani, nella maggior parte dei casi, dislocati nel Libano e in Giordania.

Ad un viaggio sicuro e legale, dovrebbe seguire, qui in Italia, l’inserimento nei circuiti di accoglienza, che consentirebbe loro di integrarsi ed essere autonomi.
La storia che stiamo per raccontare inizia con una chiamata dal Libano, ad una nostra volontaria, da parte di una ONG americana, con cui ci segnalavano una famiglia Siriana in condizioni di totale abbandono in uno SPRAR sul litorale laziale.
Naima (nome di fantasia) ha un anno e quattro mesi e pesa solo 5 kg; è ricoverata – in precarie condizioni di salute – al Bambin Gesù per una grave patologia, ed è attualmente in convalescenza dopo un trapianto di midollo dalla giovane madre, che ha solo 22 anni.
I genitori di Naima ci hanno raccontato che la piccola è arrivata dal Libano in Italia a marzo del 2018, insieme alla madre, grazie all’intervento di Human Rigth Watch che ha trovato loro un posto nel programma di resettlemet di UNHCR, e dopo avere ottenuto dall’ospedale Bambin Gesù l’accordo per una presa in carico. Infatti la piccola Naima stava molto male e avrebbe rischiato la vita se fosse rimasta in Libano.
Ad aprile, insieme al papà, sono arrivate anche le altre 2 sorelle, di cinque e sei anni, e tutta la famiglia è stata sistemata in un appartamento gestito da ARCI all’interno del sistema denominato “SPRAR”, che dovrebbe essere il “fiore all’occhiello” del nostro sistema di inclusione sociale, e coordinato dal Servizio Centrale.
A poche settimane dalla sistemazione, la famiglia siriana è stata abbandonata a se stessa: senza cibo, senza generi di prima necessità, in condizioni igienico-sanitarie precarie. Chi gestisce il centro ci ha raccontato che da mesi non riceve i pagamenti utili a mandare avanti il progetto, necessari anche ai bisogni della famiglia, e che a diverse segnalazioni rivolte al servizio centrale del Ministero dell’Interno, dal parte dell’Ente Gestore Arci, sono seguiti inquietanti silenzi.
I genitori si alternano giornalmente nell’assistenza in ospedale a Naima e ogni giorno sono costretti a spostarsi dal litorale al centro di Roma con i mezzi (da quando è chiusa la scuola, anche con le altre due bimbe). La madre, donatrice di midollo, periodicamente deve recarsi in ospedale anche per visite e controlli. Tutta la famiglia è titolare di status di rifugiato: in Siria da oltre 5 anni una guerra violenta sta mettendo in ginocchio un paese intero.
Dopo aver messo al corrente della grave situazione in cui versa la famiglia gli enti coinvolti e le istituzioni competenti, senza tuttavia raggiungere alcun risultato, abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la vicenda affinché la dignità della famiglia venga rispettata e si trovi subito una sistemazione. Non possiamo accettare che si verifichino casi simili e chiediamo che l’occasione della giornata mondiale del rifugiato, che il servizio centrale del ministero, garante e coordinatore dei servizi di accoglienza si appresta a commemorare, permetta di trovare una soluzione immediata per la famiglia di Naima, abbandonata da settimane senza alcuna dignità.

Foto di Danilo Balducci

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