+ DE CORE – DECORO

Ricordate le -purtroppo- famose “panchine anti-clochard”?

Siamo appena tornati dalla piazzetta di via Giovanni da Procida, nel secondo municipio di Roma Capitale, dove sono state installate poche settimane fa.
Siamo andati con la volontà di lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile al municipio, che le ha autorizzate, e a tutte le istituzioni: mettere delle sbarre sulle panchine non è la soluzione.
La cosa è ancor più grave considerando che il II municipio, dopo aver chiesto con un ODG lo sgombero del presidio di via cupa nell’estate 2016, per lavarsi la coscienza aveva votato un altro ODG in cui si definiva “municipio dell’accoglienza”.

Armati di umanità e olio di gomito, abbiamo rimosso una sbarra da una panchina come gesto simbolico, rivendicandolo come disobbedienza civile contro le politiche messe in atto per perseguitare le persone più fragili che vivono nelle nostre città.

Non possiamo accettare che le istituzioni agiscano in maniera repressiva e cercando di costringere all’invisibilità i più deboli. Montare delle sbarre sulle panchine per impedirvi di dormirci serve solo a spostare la questione da un’altra parte, in un altro parco, vicino ad una stazione, fino ad arrivare alle periferie.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Per noi non potrà mai essere così. Saremo “sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”, ancor più nella nostra città.

Oltre a rimuovere la sbarra, abbiamo distribuito volantini in giro per il quartiere e portato con noi cartelli con i dati sulle disuguaglianze e sulla povertà in Italia. Davanti a questi numeri è impossibile non rimanere impressionati e trarre due conclusioni importanti: i soldi ci sono, ma sono mal distrubuiti; ad essere scesi sotto la soglia di povertà negli ultimi anni, relativa ed assoluta, sono tante persone come noi.

Dopo l’azione dimostrativa, ci siamo confrontati con le cittadine e i cittadini che hanno montato le sbarre. Hanno denunciato la totale assenza delle istituzioni e la mancata risposta alle loro richieste, per questo hanno agito autonomamente, trovando la colpevole autorizzazione del II municipio.

Quello che abbiamo chiesto loro è di non cedere alla guerra tra poveri, ma chiedere risposte ed azioni concrete a chi governa il muncipio, la città e il paese. Ormai da troppo tempo e da troppe parti va in atto una criminalizzazione della povertà e le questioni sociali vengono affrontate come problemi di ordine pubblico. Probabilmente tutto questo è dovuto al fatto che le persone più fragili non sono considerati elettori.

A questa logica ci siamo opposti oggi e ci opporremo sempre.

+DE CORE
– DECORO

volantinob

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