Fermiamo l’invasione fascista

Ieri sera, 15 fascisti appartenenti al Fronte Veneto Skinhead, hanno fatto irruzione durante una riunione della rete Como Senza Frontiere, che si occupa di dare supporto ai migranti in transito nella città lariana.

Da una parte c’erano donne e uomini intenti a capire come organizzare al meglio la solidarietà verso i migranti che si trovano in città e non sono accolti nelle strutture istituzionali, come aiutarli a rivendicare i loro diritti fondamentali, come evitare che muoiano di freddo durante le notti invernali passate nel parcheggio dell’autosilos.

Dall’altra, c’erano 15 naziskin tutti turgidi e induriti, vestiti tutti in maniera uguale, che probabilmente annoiati dal tedio delle loro vite vuote, hanno pensato bene di andare ad intimidire gli attivisti e le attiviste della rete.
Con vera virilità italica, hanno imposto alle persone riunite di ascoltare un proclama scritto (male, molto male) da loro, contenente le solite deliranti parole sull’immigrazione, come “sostituzione”, “invasione”, “mondialismo”.

La reazione della rete è un misto di pena, indifferenza e istintiva derisione (“Fate piano quando uscite che c’è lezione”), d’altronde è del tutto naturale trovare grottesco un gruppo di ragazzotti che viene a chiedere attenzione mentre si stanno programmando mobilitazioni, turni, e raccolte in supporto a persone che vivono dentro un parcheggio, che trovano riparo sotto una tenda, che niente hanno e niente chiedono se non la possibilità di muoversi liberamente come tutti gli altri.

La provocazione dei 15 fascisti, quindi, è risultata ridicola.
Ma questo non deve far abbassare l’attenzione sulle intimidazioni dell’estrema destra che a Como, come in molte altre parti d’Italia, hanno come obiettivo migranti e attiviste/i.

Per capire come potersi difendere in futuro ed evitare che queste azioni si ripetano, è bene interrogarsi su come si è arrivati a questo punto per capire quali errori bisogna evitare di commettere di nuovo.

A Como le attiviste e gli attivisti non solo stati abbandonati dalle istituzioni, ma addirittura criminalizzati per la loro attività di solidariet, basti pensare a tutto l’accanimento burocratico utilizzato contro Don Giusto e la sua parrocchia Rebbio, dove prima trovavano posto centinaia di migranti non accolti. Basti pensare, ancora, allo stato svizzero che ha condannato in primo grado la deputata ticinese Lisa Bosio per aver aiutato alcuni migranti ad attraversare il confine in maniera sicura, evitando loro il rischio di morire sulla linea ferroviaria che collega Como a Chiasso, come purtroppo successo a troppi migranti.

Como è la frontiera debole dell’Italia, la porta verso la Svizzera dove cercano di passare migliaia di migranti ogni giorno: non vogliono rimanere qui vogliono andare via verso il Nord Europa. Di aiutarli in questo, oltre a non farli morire di fame e freddo si occupano le associazioni come quella che ha subito l’intimidazione.
L’unica invasione di cui siamo testimoni è quella nella testa di un gruppo di fascisti le cui parole anche se messe in fila su un proclama mostrano una grande confusione.

La stessa confusione e pressapochezza che riscontriamo nelle parole e nelle azioni dei politici che ci governano e di certa stampa che aizza discussioni da bar senza fondamenta nella realtà e nei fatti. Un’alienazione che contamina ogni livello della società e verso cui è necessario rispondere informando con serietà i cittadini sulla questione migratoria e portando nelle scuole laboratori di decostruzione dei falsi miti, di cui le fake news sono solo lo specchio pubblico, su cui, non solo un gruppetto di bulli di periferia ma un’intera classe politica sta costruendo la propria scalata al potere.

L’aggressione di Como potrebbe non essere un caso isolato e in attesa che un giorno il fascismo si possa curare con la psicanalisi, come suggeriva Flaiano, è importante denunciare e respingere uniti ogni aggressione.

https://ecoinformazioni.wordpress.com/…/provocazione-contr…/

(Alle attiviste e agli attivisti di Como Senza Frontiere va ovviamente la nostra incondizionata solidarietà e vicinanza, che diamo ormai periodicamente da due anni quando andiamo a trovarli in loco, come successo la settimana scorsa)

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