I nuovi schiavi

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“Disumana.” È questa la parola che Zeid Raad Al Hussein, Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, ha scelto per definire la politica migratoria italiana e europea. Dopo aver ascoltato i resoconti degli osservatori delle nazioni unite, ha parlato di “oltraggio alla coscienza dell’umanità”, accusando le parti in causa di non aver fatto nulla per migliorare le condizioni di vita dei migranti intrappolati in Libia.

Sembra, dunque, che anche la comunità internazionale si sia accorta di quanto ripetiamo da tempo e, cioè, del trattamento indegno, degli abusi, delle torture, delle violenze perpetrate nelle carceri libiche e dei vergognosi accordi stipulati dal ministro dell’Interno Minniti con Al Serraj. Sembra che, finalmente, ci si renda conto dell’enorme tragedia che si sta consumando dall’altra parte del Mediterraneo.

Verrebbe da dire: “Meglio tardi che mai”. Verrebbe da pensare: “Beh, ora che hanno ammesso di saperlo, faranno un passo indietro”. E, invece, no. Nessuna voce indignata si è levata dal governo italiano, né tantomeno dall’Unione. Solo qualche dichiarazione imbarazzata e qualche flebile giustificazione. Spetta nuovamente ai soliti noti ribadire l’indecenza di questi accordi e le conseguenze che stanno avendo sulle persone coinvolte: i pochi personaggi politici che hanno il coraggio di esporsi, le associazioni, le ONG – ingiustamente accusate di connivenza con gli scafisti e mediaticamente distrutte – che da mesi denunciano tutto ciò.

La linea istituzionale resta la stessa, perché non importa governare il fenomeno e salvare vite, ma creare consenso. Se tg e giornali dicono che gli sbarchi diminuiscono, i voti crescono. Che non spieghino dove finiscono quelli che non riescono ad arrivare, poco importa. È la percezione a contare e, con le elezioni dietro l’angolo, i diritti umani non sono una priorità. Bisogna arginare destre e nazionalismi, dicono, dimenticando che le brutte copie non vincono mai.

Mentre si fanno questi calcoli, però, capita che le rotte cambino, che gli arrivi continuino, che alcune barche approdino con 26 donne morte a bordo, che la Guardia Costiera italiana autorizzi una nave di volontari a effettuare un soccorso, ma che le motovedette libiche glielo impediscano, che in meno di un anno finiscano in mare i cadaveri di almeno 3.000 tra bambini, donne e uomini.

Capita anche che la Cnn realizzi un reportage in cui si mostra come i “nuovi schiavi” in Libia vengano venduti all’asta. Venduti. Esseri umani.

 

Photo Matteo Nardone

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