Diventa protagonista del nuovo colonialismo!

Martedì sera ci siamo trovati di fronte a un post sui social, in cui una madre denunciava un paragrafo del sussidiario utilizzato da sua figlia che frequenta la quinta elementare.
In questa pagina, riassumendo, i migranti in arrivo in Italia vengono descritti capziosamente in 10 righe come clandestini, incapaci di trovare un’abitazione e un lavoro, e fonte di minaccia per i cittadini residenti.
In questo marasma attuale di atti discriminatori verso i migranti, di attacchi alla solidarietà, di guerra ai poveri che quotidianamente, nostro malgrado, ci troviamo a denunciare, questo episodio ci è sembrato particolarmente grave.

Particolarmente grave perché va ad agire all’interno del sistema scolastico e sull’educazione dei bambini, proponendo loro degli stereotipi che creano discriminazione sulla base della provenienza delle persone.

Abbiamo quindi deciso di denunciare il fatto tramite il nostro account twitter, sperando che diventasse di dominio pubblico e che qualcuno, editore e Ministro dell’Istruzione in primis, prendesse dei provvedimenti a riguardo.

L’obiettivo è stato raggiunto: nella giornata di oggi la notizia si è diffusa a macchia d’olio, suscitando tantissime reazioni di indignazione e, in serata, obbligando anche la ministra Fedeli ad intervenire sulla questione.

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In tanti hanno scritto sull’argomento. Tra questi vale la pena segnalare il pezzo di Daniele Biella su Vita.it che ha coinvolto un legale dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione nella proposta di creare una pagina di “errata corrige”, da inserire nella prossima edizione del sussidiario, che utilizzi usando una terminologia più corretta possibile.
(http://www.vita.it/…/migranti-le-parole-giuste-per-…/144905/).
Anche Francesca Fornario ne ha scritto sul Fatto Quotidiano, mettendo a confronto le pagine del sussidiario incriminato con quelle di un testo equivalente usato in Francia. Qui si racconta del vantaggio economico che i migranti portano alla Francia e al paese d’origine attraverso i trasferimenti, si descrivono le sofferenze affrontate durante il viaggio e i motivi che inducono le persone alla fuga: i disastri ambientali, le guerre, i mutamenti climatici, le persecuzioni. Il sussidiario francese dà conto anche di quanti migranti sono morti nel Mediterraneo e perfino di quanto spende l’Unione europea per Frontex o per il filo spinato per chiudere le frontiere (http://www.ilfattoquotidiano.it/…/limmigrazione-sp…/3935793/)

Siamo contenti della diffusione che la nostra segnalazione ha avuto, non ci sono dubbi, ma non era questo il nostro principale obiettivo.
Sappiamo quanto la nostra attuale società viva di emozioni intense e di breve durata. Qui, però, stiamo parlando di vite umane, di educazione dei futuri cittadini e amministratori delle nostre comunità, e non possiamo permetterci di cadere nelle solite dinamiche.

Perciò tutto quello che è successo oggi ha senso solo se, dopo la classica giornata di indignazione ed esposizione mediatica, si riesce a sviluppare una discussione più articolata sul tema. Una discussione e un piano di azione, che le parole da sole in questo momento servono poco.

Per questo è necessario che si intervenga sul tema delle migrazioni all’interno dell’istruzione pubblica. Questo, va da sé, devono farlo le istituzioni. Ma siccome sappiamo bene quali sono le modalità e le inerzie di tanti apparati istituzionali (e molte volte anche la loro volontà politica), abbiamo iniziato a muoverci autonomamente, come su tanti altri campi.
Già negli ultimi due anni abbiamo realizzato tantissimi interventi negli istituti scolastici romani insieme ai migranti e vogliamo continuare a farlo, per far sì che gli studenti conoscano personalmente la vita di chi arriva nel nostro paese, le tragedie da cui scappano e le discriminazioni che subiscono anche qui in Europa.

I docenti, i presidi, gli studenti, i genitori tutti sono invitati a contattarci per organizzare delle giornate insieme (la nostra mail è baobabexperience@gmail.com).

È doveroso che l’istruzione pubblica si batta e si impegni su questo tema, perché solo attraverso la conoscenza reciproca, l’educazione e l’informazione, possiamo creare una società permeata da giustizia e solidarietà.

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