​NON PER TUTTI SARA’ UN ANNO NUOVO: ESITO SCONTATO?

Dopo una trattativa durata oltre cinque mesi, giovedì scorso si è definitivamente interrotto il tavolo con il Dipartimento delle Politiche Sociali del Comune di Roma.
Il bilancio non è positivo: nessuna delle richieste delle associazioni presenti, risultato di un’esperienza decennale sul campo a contatto diretto con l'”emergenza” migratoria, è stata ascoltata.

Dopo l’improvvisa battuta di arresto di settembre scorso, quando sembrava che la realizzazione di una tensostruttura per l’accoglienza dovesse essere imminente e che avrebbe di poco anticipato l’apertura di un centro stabile, strutturato, gestito insieme alle associazioni stesse, non è stato semplice rinnovare la fiducia e riprendere il dialogo.

Alla ripresa del tavolo, a novembre, le proposte presentate erano già’ molto ridimensionate, pensate per essere facilmente attuabili: l’idea su cui si è lavorato nei due incontri successivi è stata quella di allestire un presidio umanitario di prima accoglienza gestito da Baobab Experience, MEDU, Intersos e dalla rete legale (Cir, A Buon Diritto, Action e Radicali) in collaborazione con l’amministrazione capitolina, in un parcheggio inutilizzato e fin troppo nascosto, che offrisse ai migranti in arrivo un pasto caldo, un po’ di refrigerio, degli abiti puliti, un primo accertamento delle condizioni psicofisiche e una prima informativa legale. Con l’ausilio di mediatori e a costo zero per la città di Roma.

A ciò è seguito, nuovamente, un improvviso cambio di rotta: nessun presidio umanitario, ma una vettura con due operatori per qualche ora al giorno, per indirizzare gli stessi migranti a posti letto non disponibili, perché i centri sono già stracolmi. Nessuna disponibilità ne’ a Roma ne’ in Provincia, perché per liberare, alla fine di Novembre, dalla sera alla mattina, i novanta posti al Presidio della Croce Rossa di via del Frantoio, gli ospiti sono stati dislocati persino a Rocca Priora, Anzio e Nettuno, ovunque ci fosse un letto libero. E, a dispetto di quanto sostenuto dalla Raggi, sono ancora in moltissimi a dormire all’addiaccio (almeno un centinaio ogni sera a via Marsala e innumerevoli sotto i cavalcavia) e in 250 nelle tende della Croce Rossa di via Ramazzini.

Per non parlare di quanto accadrà a marzo, quando gli sbarchi riprenderanno a pieno ritmo, e non ci sarà più il campo informale di via Cupa a fare da tampone. Scomodo, ma pur sempre salvifico. Perché ancora una volta Roma arriverà impreparata ad un appuntamento che si rinnova ogni anno, con modalità sempre più drammatiche.

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