Per una fetta di pane

È tanto tempo che non scrivo qualcosa per il sito , alcuni manifesti affissi nel mio quartiere mi obbligano a dire qualcosa.
Sono diversi mesi che ho incontrato il Baobab, un’esperienza di volontariato nato dal basso, mirato all’accoglienza dei migranti in transito nel nostro Paese.
Sono, per ora, decine i ragazzi le ragazze ed i minori (tra i quali anche bambini di pochi mesi) che sbarcati in Italia raggiungono Roma con la speranza, spesso fondata, di avere una ricollocazione in un altro Paese europeo, in primo luogo la Germania che, sanno, offre migliori e più civili possibilità di integrazione che non l’Italia.
Questi rifugiati che, vale sempre la pena ricordare lasciano le loro case, gli affetti, le famiglie in cerca di un futuro senza più guerre o senza l’incubo della carestia e della fame, avrebbero bisogno di un’accoglienza elementare, un letto dove riposare,un pasto, una doccia, una visita medica per situazioni di sofferenza spesso nate nel lungo e drammatico viaggio compiuto.
Ebbene Roma, che ha caserme ormai dismesse, edifici pubblici da anni abbandonati al degrado, non è in grado di offrire nulla di tutto ciò. Sopperisce la buona volontà delle donne e degli uomini che ogni giorno si danno il cambio, in turni faticosi e pesanti, anche psicologicamente, per il continuo contatto con le sofferenze di questa povera gente.
Da quando la struttura del Baobab, che in situazioni di emergenza riusciva a dare ricovero, cibo e servizi igienici a centinaia di migranti è stata sgombrata dal Prefetto Tronca, dietro promessa, non mantenuta, di reperire al più presto una nuova sede, noi volontari abbiamo allestito un presidio dinanzi ai cancelli della struttura sgombrata per dare indicazioni ai rifugiati in transito rispetto i vari punti dove d’inverno era possibile trovare una branda ed una coperta o un piatto di minestra, poi pian piano aumentando il flusso degli arrivi ed a fronte dell’esaurimento dei pochi posti messi a disposizione per dormire da parrocchie o dalla Croce Rossa, sono state montate un paio di tende per far dormire ragazze che non potevano rimanere in strada, poi altri e poi altri ancora.. In questi ultimi giorni da una presenza media di prima 15, poi 30 migranti siamo arrivati a circa duecento persone delle quali 70, non essendoci più posto nelle tende, stanotte hanno dormito in terra con una coperta per giaciglio.
La solidarietà dei cittadini è tornata a farsi forte, viene gente che porta cibo, vestiti a volte in quantità superiori a quanto i due armadietti acquistati e montati in strada riescono a contenere. Abbiamo sistemato anche quattro wc chimici che, come si può ben capire, per essere utilizzati da 200 persone hanno bisogno di una attentissima pulizia giornaliera.
Perché racconto tutto questo? Perché il manifesto affisso in questi giorni invita tutti a farsi “immigrati” per avere occupazione e per occupazione si intende una situazione di privilegio.
Purtroppo questo revival di un’ideologia che sul razzismo e sulla xenofobia cerca di fare fortuna, dà segnali di nuova e velenosa presenza.
Al cretino che lo ha ideato auguro di divenire presto immigrato così che, se verrà al Baobab, sarò lieto di servirgli un bicchiere di latte a lunga conservazione oltre al privilegio di una fetta di pane.”

(Sergio, Baobab Experience)

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