Lettera aperta al sindaco Ignazio Marino

Gentile Sindaco,
siamo un gruppo di volontari riunitisi spontaneamente e senza alcun fine di
lucro presso il centro Baobab di via Cupa, che da quattro mesi, dopo il
drammatico sgombero di Ponte Mammolo e la temporanea sospensione di
Schengen, fa fronte all’emergenza migratoria nella Capitale.
Solo nel 2015 nel mar Mediterraneo hanno perso la vita 3.500 persone. Su
quegli stessi barconi della morte sono transitati i nostri ospiti, che
hanno poi bussato alle porte del centro per chiedere soccorso e conforto.
Sono stati tanti, troppi per la capienza della struttura e per le nostre
forze; abbiamo affrontato un portato di emergenza e criticità materiali
talmente elevato, che è impensabile continuare a gestire unicamente su base
volontaristica.
Abbiamo fornito alloggio e ci siamo presi cura di migliaia di persone,
erogando dai 500 ai 2.400 pasti al giorno, facendoci carico, ove
necessario, dell’accompagnamento e dell’assistenza durante la degenza in
ospedale e garantendo loro i trattamenti sanitari di primo soccorso.
Questo piccolo miracolo è stato possibile grazie all’impegno continuativo
di circa 50 volontari, coadiuvati da altri 800 che si sono spesi mettendo a
disposizione il loro tempo libero, alla generosità di 1.200 donatori
(stimandone 10 al giorno) e ad una rete di grandi donatori da tutta Italia
e dall’estero.
Questa lettera si rivolge anche a loro, a chi in questi mesi ci ha aiutato
e supportato: come dice un’espressione eritrea, per noi siete stati “delle
gocce di miele, senza di voi si spegne il mondo”.
Peccato, signor Sindaco, che non sia riuscito a ritagliarsi il tempo per
una visita al Baobab: vi avrebbe trovato una città generosa, tollerante,
che ha fatto dell’apertura alle differenze il suo vero punto di forza. E’
la sua città, fatta di una solidarietà che ha attraversato trasversalmente
generazioni, provenienze geografiche, convinzioni politiche e credenze
religiose.
Nel corso di questi mesi, l’Amministrazione Comunale, seppur latitante, ha
fortemente beneficiato dello sforzo dei volontari e dei donatori, che in
termini economici ha significato un grandissimo risparmio, tentando di
appropriarsi di un risultato proprio della cittadinanza candidando Roma a
“Capitale del Volontariato”. Inoltre, la promessa a mezzo stampa da parte
della stessa amministrazione della creazione di nuovi luoghi di
accoglienza, a fronte dell’inadeguatezza del centro Baobab minacciato già
ad inizio Agosto di sgombero, si è tradotta ad oggi in un nulla di fatto.
Ora l’emergenza sta scemando nei numeri, ma l’accoglienza dei migranti
transitanti rimane e deve essere una priorità anche nei mesi a venire, per
non trovarsi impreparati a nuovi sbarchi e a transiti futuri.
In questi quattro mesi abbiamo maturato la consapevolezza che, per lavorare
in maniera efficace, occorrono delle sinergie con il territorio, risorse
maggiori, figure professionalizzate e competenti per affrontare le
situazioni più critiche. Allo stesso tempo riteniamo sia necessario fare
tesoro di un’esperienza umana di mobilitazione che costituisce, se non un
unicum, un caso raro da preservare e una ricchezza per la città di Roma,
che ora si prepara ad ospitare il Giubileo.
Per tale motivo, riteniamo necessaria e urgente l’istituzione di un tavolo
permanente/ e di un osservatorio periodico a cui prendano parte, oltre che
i volontari del Baobab e le associazioni ed ONG che ci hanno supportato in
questi mesi, figure di responsabilità dell’Amministrazione, così che si
possa elaborare un piano comune ed organico di accoglienza in linea con la
secolare tradizione di tolleranza e generosità della città di Roma.
Crediamo, infatti, che sia indispensabile arrivare a breve ad una soluzione
condivisa, con un progetto a lungo termine che coinvolga le realtà attive
sul territorio e, a livello lavorativo,
gli operatori sociali e che permetta di far fronte alle prossime
“emergenze”, che già dalla primavera prossima, come ogni anno, si
ripresenteranno.
In questa prospettiva, vogliamo metterci a servizio della cosa pubblica e
della città, in modo che il know-how acquisito non venga disperso e possa
dispiegare in modo ottimale le proprie potenzialità facendo sistema con le
altre realtà amministrative e associazionistiche del nostro Comune.

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